ANIMALI NEL MONDO

 

Giraffa

artiodattilo ruminante (Giraffa camelopardalis) della fam. Giraffidi.

ZOOLOGIA

La fisionomia della g. è caratterizzata dalla vistosa lunghezza del collo dovuta all'eccezionale allungamento delle 7 vertebre cervicali. La g., inoltre, ha arti molto sviluppati e slanciati che le conferiscono un'altezza alla spalla di 3-3,70 m e al capo di 5-5,70 m; la coda è di ca. 1 m; il peso varia tra 500 e 1000 kg; il tronco è grosso, con dorso molto inclinato e in proporzione molto corto; la testa, sottile ed elegante, porta superiormente 2-5 sporgenze ossee ricoperte da pelle; il mantello bianco-giallastro è coperto da molteplici macchie scure irregolari. Il neonato, alla nascita, è già alto 1,70-2 m e pesa 50-70 kg; in natura la vita media della g. pare sia sui 20 anni, più lunga in cattività. La specie è ampiamente diffusa nell'Africa subsahariana con 8 sottospecie e razze locali.

ETOLOGIA

Le g. vivono in gruppi di pochi individui, fino a una decina, prevalentemente formati da femmine e giovani, questi di età non superiore a tre-quattro anni, a cui talvolta si uniscono uno o due maschi adulti. I maschi adulti, altrimenti, vivono per lo più isolati o, se relativamente giovani, in piccoli branchi unisessuali. L'habitat delle g. è rappresentato da terreni aperti con alberi radi e, quando i due sessi vivono separati, i maschi frequentano zone a vegetazione più densa. Talvolta i branchi si uniscono in modo labile a formare branchi di qualche decina di individui. Pur essendo fondamentalmente sedentarie, le g. non sono territoriali e si spostano continuamente nella loro area familiare in cerca di cibo e di luoghi meno frequentati dai predatori. Le g. non sono mute, come talvolta si dice, ma in natura fanno uso molto raramente della voce, comunicando piuttosto per mezzo di comportamenti: soffi improvvisi e l'agitare la coda lateralmente equivalgono a segnali di allarme, così come lo stazionare a collo eretto fissando lo sguardo in una certa direzione. Le g. al pascolo, inoltre, stazionano spesso con i vari membri del branco rivolti in tutte le direzioni, a coprire l'intero orizzonte. In effetti la vista e, anche se un po' meno, l'udito e l'olfatto sono organi di senso molto efficienti nella g. e su questi essa basa, almeno inizialmente, la difesa dai predatori. Se questi si avvicinano entro il limite di sicurezza, le g. si allontanano al galoppo, potendo raggiungere la velocità di cinquanta chilometri all'ora. Negli spostamenti tranquilli, invece, incedono all'ambio. La grande lunghezza degli arti e del collo delle g. rendono i loro movimenti eleganti ma poco agili: per bere o raccogliere qualcosa dal terreno con la bocca esse necessitano di divaricare e talvolta flettere le zampe anteriori e particolarmente disagevole è per esse sdraiarsi e rialzarsi. Sdraiarsi equivale inoltre a sospendere l'attività di guardia, perché l'orizzonte visivo, in questa posizione, risulta grandemente diminuito. Per questi motivi le g. passano quasi tutta la vita in piedi, posizione in cui mangiano, ruminano e perfino dormono. L'alimentazione delle g. è a base di foglie, germogli, frutti e ramoscelli, di cui quelli di acacia sono i preferiti, malgrado siano talvolta protetti da lunghe spine. Data la lunghezza del collo, le g. brucano dai rami ad altezze fra due e sei metri, avendo in questo come competitori i soli elefanti. Afferrano i rami con la lingua, lunga e prensile, e con le labbra, pure molto sviluppate, ne strappano le foglie. Nei periodi di calore i maschi delle g., che non fanno parte stabilmente dei branchi, combattono continuamente per il possesso delle femmine, sempre sfidati da nuovi contendenti che frequentemente si sostituiscono a essi. Durante la lotta i contendenti si affiancano con le zampe anteriori divaricate, si spingono con le spalle e si colpiscono con le corna, al termine di un ampio movimento del collo. I colpi, apparentemente portati lentamente ma con forza, sono tuttavia schivati con facilità e le lotte hanno prevalentemente l'aspetto di esibizioni di forza. L'individuo che si ritiene sconfitto cede il campo e non viene inseguito dal vincitore che però, talvolta, può effettuare su di esso una pseudomonta. Le femmine vanno in calore quando i piccoli nati dal parto precedente non sono ancora svezzati e partoriscono in piedi, dopo quattordici-quindici mesi e mezzo di gestazione, un piccolo capace di camminare quasi subito. I rapporti fra le madri e i figli non sembrano molto stretti: i piccoli possono accompagnarsi a un'altra femmina e possono formare branchetti separati, senza che le madri li stimolino ad accorrere presso di loro sia pure all'ora della poppata. A un mese di età i giovani brucano le prime foglie e a quattro mesi ruminano, ma verranno allattati per un periodo almeno doppio. Resteranno con le madri e i fratelli più piccoli fino all'età di tre-quattro anni quando, raggiunta la maturità sessuale, abbandoneranno il branco materno. Fra i predatori, solo i leoni sono in grado di catturare le g. adulte, anche se questo non avviene di frequente ed è soprattutto a carico degli individui vecchi e deboli; le g. nel pieno delle forze, infatti, si difendono scalciando sia con le zampe posteriori sia con le anteriori. I piccoli, invece, sono molto più vulnerabili e, quando non riescono a seguire il branco materno nella fuga o sono sorpresi lontano da esso, possono cadere vittime anche dei licaoni, dei leopardi e delle iene.